PRESS

“In forma per l’estate: come arrivare preparate alla prova costume (in due settimane)”
Intervista a Fabio Damiani su ilMessaggero.it

 

RACE FOR THE CURE 2017

 

ETERNA #2770

 


">

PROFESSIONE PERSONAL TRAINER: QUANDO LO SPORT È ENTRATO NELLA MIA VITA

Spesso quando mi trovo a parlare della mia professione di trainer e del perché ho scelto di dedicarmi allo sport ed al suo insegnamento, la domanda che spesso ricorre è: quando. Quando hai iniziato?

Nella vita si è sempre alla ricerca della formula magica, quello che ci fa stare bene, quello che ci dà emozioni positive per ricaricare la nostra energia. È proprio questa la chiave di lettura con la quale mi sono avvicinato allo sport.

Da bambino, purtroppo per motivi economici non ho avuto la possibilità di poter vivermi lo sport o provare a trovare quell’attività che fosse più indicata per le mie caratteristiche fisiche. Avevo una vita “casalinga”, ero quasi sempre dentro le mura di casa! In più si aggiungeva il mio essere goloso, che ha dato la possibilità al cibo di essere la mia valvola di sfogo. Il risultato fu quello di diventare un bambino obeso, con scarsissime capacità motorie.
Provai con scarso risultato a fare pallavolo ma ero molto piccolo, la rete altissima, un ambiente poco amichevole, non ero a mio agio. Morale della favola abbandono immediato. Mi piaceva molto il calcio ma non mi sentivo in grado, forse avevo bisogno di un fratello maggiore, chissà, o forse era destino che andasse così.
Nel corso degli anni la situazione in famiglia andò meglio, io iniziavo a prendere coscienza che potevo essere quello che volevo essere e dentro di me avevo voglia di cambiare la mia condizione. Allora con mamma decidemmo di provare a giocare a tennis, tanta emozione e all’inizio fu dura imparare ma piano piano ho imparato a non sentirmi inadeguato, ma il peso era sempre un problema e lo capii con l’estate in cui decisi di aiutare il mio maestro, che divenne un mio amico, a curare i campi del circolo sportivo. Pian piano l’attenzione dal cibo passò allo sport e senza rendermene conto persi peso e vidi il mio corpo cambiare ed essere più efficiente. Adesso potevo correre e mandarla dove volevo io quella pallina. Non avevo ambizioni, sapevo che non era la mia più grande passione e non sarei mai diventato un campione ma per me era già bello divertirmi e stare bene. Da lì con le problematiche dell’inverno e dell’impossibilità di allenarmi con continuità decisi di inscrivermi nella mia prima palestra.

Così ho scoperto che il corpo si poteva modellare a piacimento e che ci sono delle attività di gruppo in cui il sociale e la coordinazione andavano a braccetto. Quando vidi come veniva considerato il Trainer mi resi conto di come questa figura poteva essere fondamentale nella vita della gente comune, di come poter distribuire pillole di fitness o sport poteva essere un toccasana per il loro benessere e da lì pensai che mi sarebbe piaciuto far provare queste emozioni ed essere così riconosciuto agli occhi degli altri.

Ero troppo piccolo e iniziai a fare ginnastica aerobica competitiva, e da lì iniziai un processo molto duro di cambiamento strutturale di quelle che erano le mie caratteristiche cercando di migliorare aspetti come la flessibilità e l’esplosività che per me erano attitudini completamente nuove. All’inizio il tutto fu davvero deludente e l’unico vantaggio è che mi sentivo bene fisicamente, ma nel corso degli anni mi sono tolto molte soddisfazioni vincendo dei titoli con gli amici del trio e del gruppo in Italia e partecipando a tre competizioni internazionali rappresentando l’Italia per due volte negli Stati Uniti e una in Giappone.

Oltre allo sport, che ho continuato a fare per diversi anni, intrapresi l’attività d’istruttore di fitness prendendo le mie prime certificazioni sportive e iniziando a fare la gavetta nelle palestre più piccole fino a tornare da istruttore nella prima palestra che mi ha visto per la prima volta mettere piede da bambino, passarono 6 anni da quel giorno ma ebbi la soddisfazione di tornare vincente e di farmi volere bene e apprezzare dalle stesse persone con la quale avevo condiviso le prime esperienze da allievo.

Piano piano mi resi conto che l’istruttore di fitness, o il personal trainer e preparatore atletico, non era un secondo lavoro a tempo perso come mi aspettavo quando ero alla fine degli studi delle superiori. Ma rappresenta un vero lavoro, di grande importanza per tutte le persone di cui diventiamo punto di riferimento.

Il nostro obiettivo deve essere quello di dare un valore aggiunto nella vita delle persone… quello di migliorare tutti quegli aspetti fisici e mentali per portare benessere alla loro vita! Da lì in poi il mio percorso continuò all’insegna della formazione tecnica e della ricerca delle persone come me che hanno passione nel proprio lavoro e nella ricerca scientifica.

Persone, trainer che hanno il dovere di collaborare insieme per rendere forte e sana la nostra categoria al servizio delle persone che amano la vita!